IL “NONNISMO” NON HA GIUSTIZIA

IL “NONNISMO” NON HA GIUSTIZIA    

Lunedì 6 marzo è stata inaugurata la IX edizione della manifestazione “Volalibro”. Tale evento è stato realizzato grazie al patrocinio del Comune di Noto e dell’Associazione Turistica “Pro-Noto” a cui va tutto il nostro ringraziamento per aver proposto una vastissima e variegata offerta formativa, nello splendido scenario dei palazzi di Noto. Tra i vari incontri culturali tenutosi nella stessa giornata, grande eco ha avuto la conferenza svoltosi nell’ Aula Magna del Seminario Vescovile: “Giovanni Paolo II” sul tema: “Il Ragazzo che cade”, dedicato ad Emanuele Sceri,giovane avvocato siracusano morto nel 1999 durante il servizio militare di leva tra i parà della caserma Gamerra di Pisa.

Al convegno hanno partecipato: l’On. Sofia Omoddio, che ha dato vita alla commissione d’inchiesta parlamentare; Paolo Di Stefano, giornalista e autore del libro scritto per ricordare la morte di Sceri e Carlo Garozzo, amico d’infanzia di Emanuele. Nel corso dell’incontro sono state lette alcune pagine del libro, nel quale si narra dell’accaduto e in cui si esprimono alcune ipotesi formulate riguardo al caso. Emanuele Sceri, era un ragazzo di soli 27 anni che sognava di diventare avvocato.  Dalle indagini è emerso che la mattina del 13 agosto 1999 Emanuele e altri settanta allievi paracadutisti si trovavano sul pullman per essere trasportati al Centro d’addestramento di Pisa. Ma durante il viaggio furono costretti da un gruppo di commilitoni a subire atti di “nonnismo”, viaggiando con i finestrini chiusi e con il climatizzatore che emanava aria calda. Dagli interrogatori è emerso che all’interno della caserma i parà erano soggetti a ricorrenti vessazioni da parte dei loro superiori e non solo. Emanuele, uomo di legge che amava l’onestà, ebbe secondo quanto è emerso dalle indagini un diverbio con il caporale e il capogruppo. Ma gli atti di “nonnismo”, si susseguirono nel corso della giornata e nei giorni successivi, che potarono il povero Lele agli esiti che purtroppo conosciamo. Secondo le indagini è emerso che Lele è stato probabilmente costretto a salire sulla torre di asciugatura del paracadute, picchiato alle mani mentre si reggeva e quindi precipitato giù, rompendosi una vertebra, lasciato solo ad agonizzare per ore. Nessuno si è occupato di lui, nessuno si è preoccupato della sua assenza agli appelli. Lele fu trovato morto 16 agosto del 1999 ai piedi della torre dell’asciugatoio del paracadute nella caserma pisana dove era arrivato tre giorni prima per assolvere gli obblighi di leva.

Oggi, si moltiplicano le denunce e le segnalazioni riguardo al caso irrisolto. Dopo molti anni l’inchiesta è stata archiviata. Nel corso delle investigazioni sono state ascoltate circa novecento persone, ma ciò non ha portato ad alcun esito. Nessuno sa e nessuno è voluto andare fino in fondo. Sono passati 17 anni e la vicenda non è ancora chiara, si sta cercando di far luce sul caso, attraverso una Commissione d’inchiesta, che sta effettuando indagini molto accurate per far sì che la famiglia ottenga giustizia. Inoltre è stato creato un gruppo Facebook: “Verità e Giustizia per Lele Sceri” in modo che gli interessati alla vicenda restino sempre aggiornati.

Il caso di Emanuele è la punta di un iceberg fatto di violenze psicologiche e fisiche, di quel “nonnismo” che è il marchio di fabbrica della perversione di certi corpi militari, che credono che per forgiare l’uomo sia necessario umiliarlo.

                                                                                                                     

                                                                                                                               Istituto Matteo Raeli Noto 
                                                                                                                   Sez. di Via Platone

 

 

 

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