Nella ferita la cura: quando la forza dei cittadini è la città stessa

Dalle rovine per rinascere: quando la forza dei cittadini è la città stessa.

L’11 Gennaio 2020, per la VII edizione della manifestazione “Nella ferita la cura”, il Comune di Noto e l’Archeoclub netino, in collaborazione con le città di Cerreto Sannita e Palmi, hanno organizzato la conferenza “I Bizantini nelle città tardo-barocche del Val di Noto”, svoltasi nella sala Gagliardi di Palazzo Trigona.

L’evento, ideato in ricordo del terremoto nel Val di Noto del 1693 che rase al suolo circa 40 comuni della Sicilia sud orientale, ha coinvolto i ragazzi delle scuole e l’intera comunità cittadina.

Laura Falesi, presidente Archeoclub sezione di Noto

All’apertura dei lavori, la dottoressa Laura Falesi ha ringraziato il sindaco Corrado Bonfanti che ha reso possibile la realizzazione dell’evento. Il primo cittadino, nel suo saluto, ha rivelato il sogno di valorizzare tutto il territorio del Val di Noto attraverso la promozione della cultura: “Creando così nuovi posti di lavoro per i giovani, attraverso un business che si basi sui beni culturali.”

Corrado Bonfanti, sindaco di Noto

La dott.ssa Valeria Li Vigni, Sovrintendente del Mare della Regione Sicilia, ha relazionato sull’importanza dell’innovazione nell’ambito dell’archeologia subacquea. “Solo intorno alla Sicilia abbiamo 23 siti sottomarini, che sono diventati, grazie a Sebastiano Tusa, patrimonio dell’Unesco per porre fine alle depredazioni che avvenivano in passato, privando il territorio di reperti importanti.” La dottoressa ha esortato i cittadini ad amare e tutelare il patrimonio, che può “diventare risorsa lavorativa per i giovani, con itinerari subacquei che permettono al visitatore di vedere i reperti sul campo, scoprire le dinamiche del naufragio e la provenienza degli stessi“. Valeria Li Vigni ha concluso con un excursus sullo sviluppo delle tecnologie per la ricerca subacquea, elogiando il lavoro condotto negli anni da Sebastiano Tusa il quale, attraverso un’attività instancabile di studi e ricerche, ha rinvenuto moltissimi reperti anche attraverso importanti collaborazioni con partener europei.

A seguire la parola è passata all’abate del Monastero di San Martino delle Scale, archeologo specializzato in archeologia medievale, Vittorio Rizzone, il quale ha parlato dei siti dell’entroterra ibleo, elencando tutti i punti d’interesse, in particolare necropoli, sepolture e luoghi di culto in età bizantina.

Successivamente, la parola è andata alla professoressa dell’Università degli Studi di Catania, Lucia Arcifa, che ha esposto i suoi studi sugli scavi riguardanti la Sicilia Orientale dell’Altomedioevo. “La Sicilia, tra il sesto e il nono secolo risulta divisa tra cultura arabo-musulmana e bizantina. Non bisogna pensarla come una separazione, il nord dal sud o l’est dall’ovest dell’isola, ma come una compenetrazione tra diverse culture che unificano il territorio e che mette la Sicilia al centro degli interessi economici e culturali di Costantinopoli.

I lavori sono proseguiti con la dott.ssa Pinella Marchese, già Dirigente archeologo, Soprintendenze BB.CC.AA di Catania, Siracusa ed Enna, che ha presentato la ricerca archeologica nell’area del Calatino, tra Tardoantico e Altomedioevo, sulle necropoli e sui resti ossei risalenti al VI-VII secolo, mettendo in evidenza la cultura sociale dell’epoca e il tipo di alimentazione caratterizzata da uno scarso apporto di proteine perché “l’economia si basava in prevalenza sull’agricoltura”.

Di notevole interesse anche l’intervento del dott. Lorenzo Guzzardi, Direttore del Museo Civico di Noto e del Parco Archeologico di Leontinoi, che ha descritto la zona degli scavi intorno al Castello di Noto Antica, in cui è stata riportata alla luce una tomba lontana dalla necropoli risalente al 600.  Successivamente, il direttore ha parlato degli scavi a Siracusa: “All’epoca – ha spiegato lo studioso-, l’isola di Ortigia era il centro del potere politico, ed intorno a questa zona sono stati rinvenuti reperti tutt’ora conservati nel museo Bellomo di Siracusa. Nella zona dell’Artemision, sono state individuate da Paolo Orsi delle sepolture e delle ceramiche che ci riportano all’VIII secolo d.C., dimostrando la presenza di popolazioni in quella zona fino al X secolo d.C.

Da sx: Corrado Bonfanti, Laura Falesi, Vittorio Rizzone, Valeria Li Vigni

Infine, il dott. Fabrizio Sgroi, archeologo della Soprintendenza del Mare, ha parlato dell’importante relitto “Marzamemi II”, reperto sottomarino consistente in un carico navale di elementi architettonici, attribuiti ad una basilica tardoantica, da erigere molto probabilmente in Occidente intorno al VI secolo d.C., sotto volere dell’Imperatore Giustiniano.

Il convegno si è concluso in un’atmosfera di commemorazione e orgoglio cittadino per la rinascita e il continuo sviluppo di Noto, con un grande interesse e una sentita partecipazione dei presenti. Nel pomeriggio la giornata è proseguita al Teatro “Tina Di Lorenzo”, con una tavola rotonda e la firma del gemellaggio della città di Noto con le città di Palmi (Calabria) e Cerreto Sannita (Campania), il concerto di Andrea Schiavo “Musiche per arciliuto del XVII secolo” e il conferimento, postumo, del Premio “Noto Antica” all’archeologo Sebastiano Tusa, recentemente scomparso, e al professore Michele Luminati.

Articolo a cura di: Emanuela Di Stefano e Melissa Colombo, classe III A Liceo Artistico
Photocredits: Emanuela Di Stefano 

 

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