INTERVISTA A LUIGI TABITA – Dialogo sui colori della sessualità: gender a confronto

In occasione della giornata mondiale contro l’omo-bi-transfobia l’istituto Matteo Raeli ha dato ancora prova della sua grande sensibilità organizzando un incontro con l’attore ed operatore culturale Luigi Tabita. L’ideatore e Direttore artistico del festival “Giacinto-nature lgbt” ha illuminato i ragazzi del liceo su temi di fondamentale importanza, quali l’omosessualità rapportata ai giorni d’oggi, la questione del gender e la battaglia contro l’omofobia e noi del “Primato Netino” abbiamo avuto il piacere di intervistarlo.

Il 17 Maggio è considerata “Giornata Internazionale contro l’omofobia e contro ogni forma di atteggiamento pregiudiziale basato sul sesso  e sull’orientamento sessuale”, quindi possiamo affrontare il tema del “Gender Gap”. Il fatto che in Italia una donna sia pagata il 10,9 % in meno rispetto ai colleghi uomini ci dimostra che nel 2017 ancora persiste il fenomeno della discriminazione salariale. Ma perché ancora sussiste e migliorerà la situazione in futuro ? 

La discriminazione di genere è una delle piaghe della nostra società, ma questa situazione può cambiare se si combatte attraverso una buona educazione alle differenze a partire dalla più grande agenzia educativa ovvero la scuola. La nostra  società è tipicamente patriarcale, ed  è sempre stata così anche nel passato. La nostra cultura religiosa ci ha influenzato, facendoci credere che la donna è stata creata da una costola di Adamo. Il soggetto maschio si trova sin dall’asilo educato a prendersi “cura” delle “femminucce”, cosi gli uomini crescono con questa mentalità che gli fa credere di  rapportarsi con un oggetto da difendere e di loro possesso, ma quando da grande si trovano a  doversi confrontare con un soggetto pensante, che prende delle posizioni, si sentono in difficoltà e accade ciò che viviamo ogni giorno. Fare una buona educazione di genere significa scardinare queste dinamiche attraverso anche la lingua che ,come diceva Alma Sabatini, restituisce la realtà ma allo stesso tempo impone una visione del mondo; questo è un lavoro da fare tutti i giorni in ogni ambiente. Quando si parla del femminile dei mestieri, per esempio, scappa sempre la risata, perché la nostra società patriarcale , in realtà non vuole la parità dei sessi, ne ha fatto una lotta  per non perdere il primato maschile ecco perché noi quando parliamo di cariche istituzionali non usiamo il femminile quando in realtà la nostra lingua neolatina ci permette di declinare i nomi, e a chi dice che alcuni di questi nomi declinati al femminile risultano cacofonici dico che è solo una questione di abitudine. La rivoluzione comincia proprio dalla lingua, le risatine passeranno.”

 

La cultura, le tradizioni e il folklore sono fattori altamente decisivi nella formazione di una persona. Pensa che in regioni come la Sicilia, dove il popolo è estremamente legato alle tradizioni, sia più ampio il divario tra gender e maggiore la discriminazione sessuale ? 

“ Tutto il mondo è paese, però questo problema è sicuramente italiano dato che la nostra società machista e patriarcale  è fortemente influenzata dalla Chiesa nella quale le suore non possono officiare la messa e sono rilegate a ruoli meno importanti. Noi siamo influenzati da questo modello che teme il cambiamento, infatti sono proprio le frange estremiste cattoliche le fautrici di quella campagna subdola che dichiarava l’entrata nelle scuole di una fantomatica “teoria gender”, che non esiste; hanno demonizzato la figura dell’omosessuale ma lo scopo era colpire le donne perché fa più comodo a tutti se l’educazione resta come in passato. Un modello educativo che nei libri scolastici non parla di donne, che riduce, per esempio, la figura di una grande politica quale fu Cleopatra a donna che aveva sedotto gli imperatori; la sorella di Mozart era una grande artista, forse più brava del fratello ma noi questo non lo sappiamo perché c’è stato un veto che ha imposto che solo  l’uomo risaltasse nella storia.”

Perché la maggior parte degli uomini decide di non partecipare ai movimenti femministi, come se fosse qualcosa che non li riguardi ? 

“<Il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar l’assassinio di un uomo e di una donna>.  

Gli uomini si sentono attaccati rispetto ad una struttura che come dice Oriana Fallaci nasce per gli uomini, e poi non c’è questa visione di unità, così tendono ad auto-proteggersi non capendo che partecipare ai movimenti femministi vuol dire lottare per i diritti di tutti. Bisogna dialogare con gli uomini, fare capire che l’acquisizione di un diritto di una categoria giova a tutta la società. Di recente ho letto un manuale di storia medievale che diceva che in passato nei paesi solo quando nasceva un maschio si suonavano le campane quindi la nascita di una femmina rappresentava una sciagura. In tutte le classi sociali questa cosa si avvertiva, nelle classi più povere la nascita di una femmina era una disgrazia perché non poteva lavorare nei campi, nelle classi più alte pure tranne se con un matrimonio univa due casate, quindi era questa la figura della donna. A volte però accade che le stesse donne abbiamo un sessismo interiorizzato, possiamo notare spesso che  quando una donna assume delle cariche manageriali si mascolinizza, credendo che rendendosi maschile si abbia più autorevolezza. Questo è sessismo interiorizzato. Quindi devono essere anche le donne a fare un lavoro su loro stesse per scacciare via gli stereotipi.”

 

Lei è un attore molto attivo che ha realizzato numerosiprogetti sia teatrali che televisivi e ha anche vinto l’oscar dei giovani nel 2011. Ritiene che la sua professione possa contribuire a vincere l’omofobia e gli stereotipi?

“Nonostante molti personaggi nell’ambiente dello spettacolo siano omosessuali, per diverso tempo non hanno potuto fare coming out perché secondo i loro produttori avrebbero perso appeal sul pubblico. Fortunatamente la situazione sta cambiando. Io credo che le persone di una certa visibilità -attori, cantanti, politici- abbiano anche il dovere di farlo. Infatti, aldilà dei vari sacrifici che la professione comporta, la vita è stata generosa con noi ed è giusto restituire qualcosa soprattutto in questa direzione. Il coming out di Cecchi Pavone, per esempio, è stato davvero importante , ha aiutato a modificare l’immagine stereotipata dell’omosessuale, eccentrico e dalle movenze esasperate, che la cultura machista ha sempre tramandato, Questo ha favorito sia i ragazzi omosessuali a “venir fuori”,  sia i loro genitori ad accettare i loro figli. Ricordiamo anche Tiziano Ferro e Ricky Martin,che non ha mai smesso di essere amati dalle donne. Spero che in molti seguiranno questa direzione in futuro.”

Il 5 giugno 2016 è entrata in vigore la legge sulle unioni civili. Considera questo un traguardo raggiunto da una società matura e consapevole oppure solo un punto di partenza?

“Un punto di partenza per tutti. È importante sottolineare come ci sono sempre state delle grandi battaglie per ogni generazione: il ‘68 con i movimenti femministi e prima ancora la battaglia per il lavoro. La nostra generazione si batte per i diritti civili, che riguardano tutti, in quanto non è una questione di categoria, ma tutti  godono per ogni passo avanti fatto nella storia. La legge sulle unioni civili è arrivata tardissimo rispetto al resto dell’Europa e adesso bisogna riflettere su come debba essere vissuta la genitorialità. C’è chi è propenso all’adozione come in Francia,dove anche le persone single possono adottare. C’arriveremo? Dobbiamo fare sempre i conti con la Chiesa e con il suo modello di famiglia. In realtà c’è una forte ipocrisia, perché ormai anche quest’istituzione è cambiata ed esistono famiglie nucleari e allargate. Quindi, quando si discute sul fatto che ad un figlio possano venire a mancare dei punti di riferimento, ci si sbaglia. Infatti, esistono altre figure nella vita di tutti i giorni. Nel mio caso un modello femminile, oltre a mia madre, è stata la mia insegnante. Lei mi è stata sempre vicino, ancora ora, e se dovessi pensare a quale donna assomigliare, il mio pensiero andrebbe  anche a lei. Poi ognuno sceglie il proprio modello, dal momento che la vita te ne propone molti. Inoltre, ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento per i diritti della comunità LGBT è una legge contro l’omotransfobia, ovvero la violenza e verbale e fisica nei confronti degli omosessuali e dei transessuali. C’è già chi ha cominciato a lavorarci a partire dal governo Renzi e speriamo si continui. Tanto tempo fa ho subito un attacco di questo genere con delle bottiglie di vetro e risulta difficile accettare queste situazioni soprattutto nel 2017.”

Due parole cariche di significato: Giacinto Festival

“Quest’anno si terrà il 5 e il 6 agosto e il tema è molto caldo, perché ogni anno cerco di alzare l’asticella. Parleremo di bisessualità, che è uno dei tre orientamenti sessuali. L’OMS- organizzazione mondiale della sanità- ha riconosciuto dopo studi trentennali che gli orientamenti sessuali nell’uomo e nella donna sono tre: eterosessualità, omosessualità e bisessualità. Approfondiremo la questione in maniera scientifica e tratteremo anche la mia nuova battaglia, che porterò avanti anche in inverno: sesso e disabilità. Lo spunto mi è arrivato da una proposta di legge del senato per le accarezzatrici e gli accarezzatori, che garantiscano ai disabili il diritto di vivere la sessualità e il proprio corpo. Vi aspetto al Giacinto!”

 

Chiara Fichera e Giorgio Aruta                                                    

  (Sezione Di Rudinì)

 

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