“Fa’afafine”: l’amore è bello e può essere folle

Fa’afafine si è svolto sabato 15 Settembre presso il Teatro Tina Di Lorenzo, a Noto.  A occuparsi della rappresentazione teatrale è stato Giuliano Scarpinato, regista teatrale palermitano, che ha scelto come protagonista Michele Degirolamo. L’attore è affiancato dallo stesso regista e dalla straordinaria Gioia Salvatori, nel ruolo dei genitori del protagonista, non presenti sulla scena, ma per mezzo di una proiezione.

La storia si apre con una confessione di Alex a Tartika, Mister Pig e Natalie, i suoi amici immaginari, gli unici in grado di capirlo in un momento di così grande confusione. Racconta loro di aver conosciuto un bambino di nome Elliot, verso cui prova un affetto speciale; ragion per cui decide di confessargli i suoi sentimenti non appena sarebbe tornato dall’Irlanda. I genitori di Alex, Susan e Rob, però, non gli permettono di recarsi in aeroporto da Elliot e lui, convinto che non possano capirlo, si chiude nella sua camera e non vuole più uscirne fuori. Alex ha da sempre le idee chiare su ciò che vuole essere: i giorni pari maschio, e i dispari femmina, ma questa volta è diverso. Questa volta vorrebbe essere entrambi, come l’unicorno, l’ornitorinco o i dinosauri. Perciò si autodefinisce un ‘’fa’afafine’’, termine usato nella lingua di Samoa per definire coloro che non si identificano né nell’uno, né nell’altro sesso. Inizialmente Susan e Rob percepiscono l’atteggiamento del figlio come un problema, ma successivamente accettano il suo modo di essere in quanto è un diritto imprescindibile di ogni essere umano.

Il racconto è piuttosto lineare, in quanto l’intera vicenda si svolge in un unico luogo, la cameretta di Alex, che rappresenta la sua valvola di sfogo. Nella scena sono presenti i due oggetti principali, che sono di fondamentale importanza per il protagonista: il letto, che assume le sembianze di una navicella spaziale per raggiungere il luogo dei suoi sogni e l’armadio che, grazie a ciò che ha all’interno, permette ad Alex di diventare ciò che veramente è.                                                                                                                I costumi sono piuttosto semplici per la maggior parte dello spettacolo, in cui il protagonista porta una t-shirt gialla, un paio di pantaloncini azzurri e delle ginocchiere. Alla fine, invece, indossa un abito blu da principessa, una collana a fiori e gli occhiali da aviatore. Sotto il punto di vista scenografico, il pubblico si è dimostrato affascinato per i giochi di luce creati con la tecnologia del videomapping, capace di mettere in risalto i pochi ma essenziali oggetti presenti sulla scena e di rendere magica l’atmosfera.

“Alex vorrebbe essere un fa’afafine ma non vive a Samoa – racconta il regista – e mentre gli americani lo etichettano come ‘gender creative child’ a chi domanda del suo sesso risponde che è un bambino-bambina>>. Inoltre Scarpinato precisa che Fa’afafine non è una riflessione sull’identità di genere, ma ha una visione più generale: si interroga sull’unicità di ciascuno di noi, oltre le categorie e gli stereotipi.

La visione di Fa’afafine a prescindere dal fatto che sia stata censurata per i ragazzi con età inferiore ai 18 anni, è stata giudicata per la riuscita di uno spettacolo di forte comprensione dai critici, ha lasciato un segno non solo per noi studenti dell’istituto Matteo Raeli che abbiamo partecipato in questa bella e coinvolgente iniziativa di scopo culturale, ma ha lasciato sia visibilmente che emotivamente un grande e importante esempio. La scelta del regista di affidare un ruolo così importante a un giovane ragazzo ha incuriosito e questo ha portato a immedesimarsi ancora di più nella sua vita e nelle sue scelte morali.

La vita di Alex White dal punto di vista di noi giovani spettatori crediamo che abbia rappresentato quella nostra fase adolescenziale in cui è difficile capire chi siamo e soprattutto scegliere quella strada che per noi sarà l’inizio della vita nel mondo adulto.

I giovani possono davvero trarre qualcosa da questo spettacolo? Una qualsiasi persona come fa ad arrivare al nocciolo della storia? È un problema così grave innamorarsi di una persona dello stesso sesso e sarebbe davvero così riprovevole?

Sembrerebbero tutte delle domande esistenziali, difficili alla comprensione, ma sono comunque tutte incertezze che appartengono all’uomo, a cui Alex e i suoi genitori hanno dato delle risposte semplici e dirette, ma con significati profondi fino alla fine: noi, in rappresentanza dei giovani, abbiamo tratto grandi rivelazioni da questo spettacolo, a partire dalle scelte scenografiche fino a quelle razionali, che hanno dato un nome e un significato alla vita di Alex. Grazie a queste caratteristiche è possibile arrivare al nocciolo della storia, la quale fa capire l’importanza di essere se stessi e di confidarsi con qualcuno; la storia gira soprattutto intorno a un amore genuino raccontato tramite sogni ad occhi aperti che non hanno finalità ben precise ma che servono a rendere felice e “completo” il protagonista, senza la paura di essere giudicato per quello che è realmente. L’amore in tutte le sue sfumature è bello e può essere folle nonostante sia condiviso con una persona dello stesso sesso; la cosa più importante è che quella persona ti renda felice e ti faccia sentire protetta da tutto e da tutti; non è facile trovare una persona con queste due caratteristiche, ma l’importante è provarci e riprovarci, anche se non è corrisposto, perché alla fine l’amore vince su tutto e Alex ne è la prova. Provare per credere, questo è il motto dell’amore.

Nicolò Candiano, Asia Cappello, Marika Di Mauro Patti, Piera Giallongo, Elena Grippaldi, Mariagiovanna Montoneri

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