Dormono sulla collina

Anche quest’anno ritornano vivi donne e uomini di una Noto che fu.

L’1 e il 2 novembre, al cimitero di Noto, si è tenuta la passeggiata tra i ricordi di straordinari netini o Dormono sulla collina, un intenso viaggio tra coloro che hanno vissuto attivamente la storia della nostra città e che adesso vogliono raccontarla a chi ne è interessato.

Noi, ragazze e ragazzi del progetto Comunicazione e informazione, ci siamo incontrati all’entrata del cimitero per poi proseguire, nonostante la pioggia, questo breve viaggio nella storia.

La prima a presentarsi è stata Teresa Schemmari, interpretata da Teresa Lorefice. Donna, grande esempio di forza e determinazione, nonostante le sofferenze date dalla sua malattia, è stata l’unica studiosa della comunità dei “caminanti”. È riuscita a impegnarsi nel sociale, fondando il centro giovanile. Una vita breve, quella di Teresa, per noi oggetto di particolare attenzione visto che l’abbiamo studiata nei progetti di Toponomastica femminile della nostra scuola.

Poi abbiamo incontrato Mario Mortillaro, incarnato da Corrado Alderuccio, un uomo che ha vissuto in prima persona le atrocità provocate dal terremoto dell’11 gennaio 1693; le sue emblematiche parole sono state: “Notum ubi Corradum est”.

Proseguendo, abbiamo conosciuto la storia di Dora Meli. L’attrice Miriam Scala ci ha raccontato di questa donna, figura conosciuta nella città di Noto attraverso la vitalità radiosa e nostalgica di un tempo antico, una Noto degli anni Cinquanta, lontana, amata e rimpianta.

Il nostro viaggio ci ha fatto incontrare una personalità dall’aria misteriosa: Biagio Manfrè, interpretato da Costantino Valvo, un giovane dell’antica Netum che aspirava alle vette più alte; studiò le arti illusorie e l’ipnotismo, diventando un aspirante mago, ma l’esibizione al cospetto del re di Francia Luigi XVI lo costrinse a rivelare i suoi trucchi.

Successivamente Padre Pisasale, attraverso corpo e voce di Cosimo Coltraro, ci ha arricchiti con la sua storia: storico parroco del Carmine, protagonista dei numerosi cambiamenti della Chiesa della seconda metà del Novecento, è stato fulcro e riferimento per tante generazioni di netini.

Infine Salvatore D’Antoni, (Alessandro Romano è stato Zu’ Turi), il primo pescatore di Calabernardo, nato alla fine dell’Ottocento e dotato di un forte spirito di intraprendenza e di avventura, che amava ripetere: “Nel mare non ci si diverte, ma ci si lavora”.

Per noi questa esperienza è stata importante. Non solo abbiamo avuto modo di apprendere le cronache del passato, ma ci siamo sentiti partecipi della storia, come se le parole avessero il potere di trasformarsi in immagini, in scenari animati dalle parole medesime. Sicuramente la cura per i testi dell’autrice Erminia Gallo, e per Teresa Schemmari delle prof. Elinpaola Murè e Cettina Raudino, hanno creato la magia. Ma altrettanto entusiasmante è stata la tecnica di recitazione delle storie, riportate come pezzi teatrali grazie all’abile regia di Sabina Pangallo.

Articolo di Emanuele Carnemolla
Foto di Guglielmo Di Maria
VA Liceo Scientifico

Precedente Al via la III edizione del Progetto “Comunicazione e Informazione” Successivo Mai più violenza, "Dateci il pane ma anche le rose"