A difesa dell’art. 21: Gran Premio Honos a Paolo Borrometi

Combattiamo le mafie con la cultura! Questo è il messaggio lanciato nel discorso di apertura del giornalista Paolo Borrometi, in occasione della consegna del Gran Premio Honos 2019, ricevuto al CUMO, a Noto.

Il Premio Honos mira a riconoscere l’impegno, la professionalità e la dedizione di persone che, con le proprie forze, danno un grande contributo alla società, mettendo a rischio anche la vita per quello in cui credono. L’obiettivo è appunto quello di premiare i buoni esempi per tutelare il concetto di dignità, oggi ripetutamente violata, e per stimolare chi vuol portare avanti un progetto, condividendo l’idea del gioco di squadra, facendo capire che non si è mai soli.

Chi meglio di Paolo Borrometi incarna tutto questo?
La seconda giornata dedicata al premio istituito dalla Galleria Etnoantropologicae coordinato da Laura Liistro, il 22 ottobre, ha visto un’ampia partecipazione di giovani e meno giovani per ascoltare l’intervento del Giornalista su “Le minacce all’art. 21 della Costituzione”.
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

Carmen Attardi, giornalista che ha condiviso parte della sua carriera con Borrometi, ha introdotto il tema e l’ospite d’onore.

Non ha peli sulla lingua Paolo Borrometi quando racconta le vicende delle mafie del Siracusano e del Ragusano e ci ricorda che quella montagna di merda che è la mafia, non è fatta solo dalla criminalità organizzata locale, o da cosa nostradelle grandi stragi, ma è anche quella dei colletti bianchi, dei grandi investimenti nelle attività commerciali. Tutte le mafie temono l’art. 21, perché l’art. 21 è libertà di parola. Difendere questo diritto è fondamentale per la libertà di noi tutte/i, per la vita democratica dell’intero paese.

Avere il coraggio di dire, scrivere la verità non significa non avere paura, chi dice di non averne finge. Ma il Nostro ritiene di aver fatto e di continuare a fare solo il suo dovere, raccontare la verità come deve fare un giornalista. Oggi, in mezzo a tanta narrazione tossica e strumentalizzata, scrivere la verità, fare il proprio dovere è un atto di resistenza, di legalità, di libertà.

Per sconfiggere la mafia è necessario un cambiamento nel modo di pensare delle persone, basta con la cultura della raccomandazione che ci rende responsabili delle ingiustizie che vediamo attorno a noi, succubi dei prepotenti, schiavi delle mafie.

Come dice don Ciotti, la mafia vince quando noi siamo indifferenti o rassegnati. Ma un’altra via c’è: conoscere, studiare, combattere la subcultura dell’illegalità. Dobbiamo però decidere da che parte stare! Dobbiamo difendere, senza compromessi, i valori fondanti della nostra Costituzione, consapevoli che l’informazione, sale della democrazia, ha un confine invalicabile: il rispetto della Persona!

Articolo di Angelo Adernò, Antonino Albanese, Daniela Blanco, Salvatore Bongiorno, Federico Brex, Daria Campisi, Carla Cavarra, Sabrina Fidelio, Fabio Gallo, Vittorio La Rosa, Benedetta Mammana, Roberta Masini, Samuele Rizza, Christian Vasile
Video diSalvatore Carnemolla e Emanuel Conforto
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